Jack and Joe Theatre
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Questo è il nome del clown per antonomasia che è pieno d’energia, di
grandi sentimenti, di amore per il pubblico ma è principalmente uno stato
d’animo presente in ognuno di noi, magari un po’ sopito, nascosto o
semplicemente non individuato. Ricercarlo e risvegliarlo, valorizzando la nostra originalità,
rappresenta obiettivo principale dello stage. Partire dall’entrée classica e
studiare tutta la famiglia dei clown per poi approdare ad un clown più
teatrale che potrà anche abbandonare il naso rosso. Gli allievi dovranno munirsi di: - naso rosso di gomma piuttosto morbida con elastico - costume di fantasia personale con propri indumenti |
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Note dell’insegnante: La figura del
clown da qualche tempo attraversa una crisi legata all’immagine stereotipata
cui siamo purtroppo abituati tipo il solito quadro da trattoria con clown
piangente ( Se poi, come
logica vuole, andiamo a cercarlo al circo il più delle volte assistiamo alle
solite stanche entrate interpretate da acrobati in via di pensionamento o da elementi
presi addirittura su piazza e mandati allo sbaraglio. Questo panorama
potrebbe far pensare a qualcuno che il clown sia cosa morta. Ma il clown potrà
morire solo quando la razza umana scomparirà essendo uno stato d’animo che è
molto spesso ed “esclusivamente” presente nella nostra vita. Specie quando i
nostri pensieri profondi rivolti ai grandi sentimenti ci impediscono d’essere
razionali nei piccoli momenti che necessitano di un minimo d’attenzione, per
esempio nel rapporto con gli oggetti, (quando, com’è successo ad un mio amico, si mettono le scarpe nel
frigorifero e il prosciutto nel portascarpe). Quindi scoprire (o
riscoprire) e studiare il clown che è in noi è l’affascinante lavoro che ci
aspetta. Conosceremo la
maschera del clown e cioè il naso (rosso o di altro tipo) ; dopo aver preso confidenza con essa e con il
costume che ci saremmo inventati vedremo come cammina e parla il nostro
clown, come dialoga con gli altri clown e come sia la sua arma più potente ed
efficace che è il “Si!” contro l’impero dei “No!” che conosciamo fin troppo
bene. La semplicità, la naturalezza e la disponibilità al gioco (e al
mettersi in gioco) ci rimetteranno a contatto con il nostro bambino, troppe
volte trascurato, ma fonte d’energia primaria per il clown. Saremo quindi in
grado di presentare, dopo adeguata preparazione, il nostro numero eccezionale
al capo del circo più famoso ed apprezzato del pianeta. Avremo poi la
possibilità di partecipare alla “messa in scena” dei grandi classici del
teatro, del cinema e della letteratura financo sacra, assieme alla nostra
famiglia di clown. Il proprio clown
esiste, naturalmente, anche di là dall’uso della maschera - naso. A questo punto
togliersi il naso sarà impegnativo almeno quanto lo è stato il metterselo. Questa volta ci
sentiremo più scoperti e vulnerabili ma, come il clown che lancia il sasso in
aria e con la forza della propria energia riesce a tenerlo sospeso sopra la
sua testa senza farlo ricadere così noi si dovrà essere in grado con
l’energia, la creatività e la concentrazione di non far cadere il gioco del
personaggio che interpretiamo e questo anche nel dialogo diretto con le
persone che coinvolgeremo. (Mario Cavallero) |
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