Jack and Joe Theatre
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1-2-3 ottobre 2004
Laboratorio teatrale tenuto da Adriano Miliani
Tre giorni di Laboratorio, anzi due giorni ed
una sera, sono una buona occasione per non correre e
per tenere i telefonini spenti: un’occasione di gioco dove io sarò solo il
conduttore, come si dice oggi il moderatore, delle nostre proposte. Il teatro, nella sua essenza, trascende la
contingenza, il periodo storico-economico, il come si sta’:
il teatro vive di forza propria e noi possiamo farlo o stare a guardare. Per
farlo dobbiamo pensare semplice o meglio cercare di non pensare.
E’ vero ci sono
i metodi d’insegnamento, sono anche molto importanti, ne praticheremo
diversi, ma più importanti sono i profumi delle persone. (Adriano Miliani) Adriano Miliani E’ attivo in ambito teatrale da un quindicennio
come interprete, regista, drammaturgo, ideatore e realizzatore di scene e
macchinerie teatrali, nonché come docente in corsi
di recitazione e seminari sul training fisico. |
8-9-10-11-12-13 novembre 2004
Laboratorio teatrale tenuto da Claudio Morganti
Se alla fine di un laboratorio è prevista una
dimostrazione di lavoro, lo si dovrebbe chiamare “ Se durante un laboratorio si applicano metodologie di insegnamento, lo si dovrebbe
chiamare “scuola”. Ma “laboratorio” è qualcosa di più piccolo e
dunque più prezioso, è occasione privilegiata di incontro
tra i partecipanti, incontro in campo non definibile. Dove si può dire o
ascoltare, tentar di fare o cercar di vedere, parlare delle cose e del loro
contrario. Riprodurre, cioè,
con parole e fatti ciò che il teatro è negli atti : “analogia”, lasciando
finalmente la formuletta “metafora della vita” all’unico settore degno di
porgerla: lo sport. Il teatro è arte e l’arte è un’altra cosa,
vive di vita propria con o senza la presenza degli artisti. Ciò che per tutto il resto vale, non vale per
il laboratorio. Ogni qualvolta si avverte l’accattivante (in quanto cattivo) odore di una “regola” significa che il
laboratorio è stato tradito. Ma
le regole sono dure da abbattere e il laboratorio, per sua morbida natura
accetta il tradimento, Sentite? Già si avverte l’odore di una regola:
la “scheda di presentazione”. (Claudio Morganti) |
4-5 dicembre
2004
Formazione teatrale attraverso l’im
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Orario:
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Sabato (14.30/19), Domenica (11/13 – 15/19)
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Costo:
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€ 60
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Posti disponibili:
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18 persone (con prenotazione entro il 30 novembre 2004)
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Informazioni:
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055/826022 – teatro@adrianomiliani.com
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Questo laboratorio si propone di avvicinare i
partecipanti alla pratica teatrale attraverso l’im
Lavorando sulla comunicazione, creatività,
ascolto dell’altro e integrazione si possono raggiungere vari obiettivi:
Avvicinarsi al teatro in maniera non
accademica, bensì ludica.
Per ciò che riguarda gli attori
professionisti il lavoro è una forma di aggiornamento rispetto all’attività
professionale, un modo per riscoprire la freschezza delle emozioni, il
rapporto istintivo ed intuitivo col testo o col personaggio, la forza del
rapporto con gli altri attori.
Qualità che spesso vengono meno a causa dell’abitudine,
del “mestiere”, dei tempi di produzione sempre più ristretti.
Avvicinarsi alla pratica dell’im
La didattica
In tutti e tre i casi è ovviamente necessario un
percorso didattico complesso che parte da presupposti generali applicabili in
differenti ambiti e che possono essere così sintetizzati:
La nostra è una ricerca sulla comunicazione.
Im
Lavoriamo sulla creatività:
non si intende dare semplicemente libero sfogo alla
fantasia ma stabilire dei canali preferenziali per l’espressività che non
soffrano di atteggiamenti censori o intellettualistici. In gergo diremmo
“saltare il pensiero” ed “essere” nell’azione. Ciò presuppone la capacità di
dare alla creatività una struttura che non sia
frutto di preconcetti, ma che sia funzionale alla coerenza e comprensione del
messaggio. In altre parole lavoro di
ricerca e di stimolazione dei processi creativi di ogni
allievo in modo da spostare idealmente la propria condizione di attore e
quella di attore/autore.
Da quanto detto consegue il terzo punto relativo a
ciò che definiamo ascolto
dell’altro e della situazione generale. L’obiettivo è arrivare ad una
capacità percettiva complessiva più sviluppata che permetta
di valorizzare l’altro, di cui si devono tenere in considerazione le proposte
verbali/fisiche/emotive.
L’ultimo punto fondamentale è l’integrazione
fra gli individui: una volta messe a punto queste attitudini si tratta di integrare se stessi e l’altro in una relazione dinamica
che vada verso un superamento creativo delle rispettive posizioni. Le
capacità individuali e la disponibilità verso gli altri attori vengono messe al servizio della costruzione di una
struttura globale, di uno sviluppo narrativo e drammaturgico dell'im
Il corso
Durante le lezioni verranno
affrontate varie fasi: il riscaldamento collettivo volto a rafforzare il
gruppo e a stimolare l’attenzione; gli esercizi individuali in cui si mette
alla
19-20 febbraio
2005
Laboratorio teatrale tenuto da Norberto Presta (Argentina)
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Orario:
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Sabato e Domenica dalle 14.00 alle 19.00
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Costo:
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€ 70
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Posti disponibili:
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15 (con prenotazione entro il 14 febbraio 2005)
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Informazioni:
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055/826022 –335-482883 (Mirella) – teatro@adrianomiliani.com
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INTRODUZIONE
ALL’ALLENAMENTO ATTORALE
Rivolto anche
a chi ha poca o nessuna esperienza
Il seminario che proponiamo rispecchia i
principi su cui Via Rosse basa il proprio lavoro teatrale.
In questa occasione
offriremo un approccio ai fondamenti del training attorale.
L’allenamento e’ un confronto profondo
dell’attore con se stesso, il quale cerca di superare i propri limiti e i
propri blocchi, trovando la sua individuale qualita’ di movimento. Non si
tratta di imparare dei movimenti, ne’ verranno
proposti solo una serie di esercizi piu’ o meno intelligenti per stare piu’ o
meno in forma, ma una disciplina formativa che lavora sulla presenza
fisico-psichica dell’attore: la sua cultura.
Attraverso l'allenamento, l'attore costruisce
la sua cultura: il rapporto dell'individuo con lo strumento del suo lavoro. Solo che nel teatro lo strumento è l'individuo stesso.
Nell'allenamento fisico- psichico lavoriamo sulla fisicità, cercando un corpo
organico: un corpo senza frattura con la mente, e/o con l'emozione, e/o con
la parola.
Dunque,
lavoreremo su:
- I tre livelli di concentrazione: IO,
L’ALTRO, LO SPAZIO
- Produrre e ascoltare gli impulsi del
corpo
- Studio di movimenti (salti, giri, lavori
sull’equilibrio…)
- La respirazione
- Sonorità nel corpo e nello spazio:
la
voce parlata (suono e testo)
la
voce cantata (suono e canzoni)
- L’im
Ogni partecipante dovrà
conoscere a memoria (perfettamente) un testo di almeno dieci righe. Può
trattarsi di un testo teatrale, o anche no, è importante però che non venga scelto superficialmente, ma che corrisponda a un
proprio interesse.
23-24-25-26-27-28 maggio 2005
Laboratorio teatrale tenuto da Claudio Morganti
Se alla fine di un laboratorio è prevista una
dimostrazione di lavoro, lo si dovrebbe chiamare “ Se durante un laboratorio si applicano metodologie di insegnamento, lo si dovrebbe
chiamare “scuola”. Ma “laboratorio” è qualcosa di più piccolo e
dunque più prezioso, è occasione privilegiata di incontro
tra i partecipanti, incontro in campo non definibile. Dove si può dire o
ascoltare, tentar di fare o cercar di vedere, parlare delle cose e del loro
contrario. Riprodurre, cioè,
con parole e fatti ciò che il teatro è negli atti : “analogia”, lasciando
finalmente la formuletta “metafora della vita” all’unico settore degno di
porgerla: lo sport. Il teatro è arte e l’arte è un’altra cosa,
vive di vita propria con o senza la presenza degli artisti. Ciò che per tutto il resto vale, non vale per
il laboratorio. Ogni qualvolta si avverte l’accattivante (in quanto cattivo) odore di una “regola” significa che il
laboratorio è stato tradito. Ma
le regole sono dure da abbattere e il laboratorio, per sua morbida natura
accetta il tradimento, Sentite? Già si avverte l’odore di una regola:
la “scheda di presentazione”. (Claudio Morganti) |
Il laboratorio si terra’ presso il Centro Fnas del Fiano (Certaldo)
9-10-11-12 giugno 2005
Laboratorio fisico-teatrale tenuto da Alexey Merkuschev e Adriano Miliani
Quattro giorni di Laboratorio, anzi due giorni
interi e due sere, sono una buona occasione per non
correre e per tenere i telefonini spenti: un’occasione di gioco dove Adriano
e Alexey saranno solo i conduttori, come si dice oggi i “moderatori”, delle
nostre proposte. Cosa
imparerete, o cosa disimparerete, non è dato saperlo poichè l’imparare o
viceversa è visione “ministeriale” e non ci riguarda. Il teatro, nella sua essenza, trascende la
contingenza, il periodo storico-economico, il come si stà :
il teatro vive di forza propria e noi possiamo farlo o stare a guardare. Per farlo dobbiamo pensare semplice o meglio
“cercare di non pensare”. E’ vero ci sono i metodi di insegnamento,
sono anche molto importanti, ne praticheremo diversi, ma più importanti sono
i profumi delle persone. Alexej
Merkushev (Russia)
Alexej Merkushev, è attivo in ambito teatrale
da un quindicennio come ballerino, interprete e regista. Il suo lavoro prende spunto dalle diverse
esperienze, dalla danza Butoh al clown, partendo dalla scansione del
movimento, al ritmo scenico per arrivare alla leggerezza e all’innocenza del
clown. Alexej Merkushev attualmente
vive in Germania dove ha fondato la sua compagnia con la quale gira in
tournee’ tutta l’Europa ed è stato citato tra i migliori artisti presenti al
Fringe Festival di Edimburgo nel 2002. Adriano
Miliani (Italia)
Adriano Miliani è attivo in ambito teatrale da
un quindicennio come interprete, regista, drammaturgo, ideatore e
realizzatore di scene e macchinerie teatrali, nonché
come docente in corsi di recitazione e seminari sul training fisico. Dal 1990 Adriano Miliani partecipa in qualità d’interprete a numerosi spettacoli prodotti da diverse compagnie internazionali con le quali va in tournée in vari paesi europei (Russia, Polonia, Germania, Ungheria, Francia, Olanda, ....) dove tali spettacoli ricevono riconoscimenti in importanti rassegne e festivals. Una costante della sua attività e della sua visione teatrale è la rilevanza riservata all’elemento onirico-immaginativo in quanto dovere e necessità vitale dell’uomo. Tale elemento è da lui estrinsecato anche attingendo liberamente alla molteplicità di proposte suggerite da diverse scuole e linguaggi scenici. Nel 2003 fonda il Jack and Joe Theatre di Cerbaia in qualità di direttore artistico. Miliani e Mekushev lavorano
insieme da 15 anni e sono stati entrambi membri della compagnia Derevo di S.
Pietroburgo, attualmente stanno proponendo al
pubblico italiano ed estero il nuovo lavoro The Office e parteciperanno nel
mese di maggio all’allestimento della performance di apertura del Festival
Internazionale di Teatro di Gerusalemme. Nel seminario Merkushev si occuperà
piu’ propriamente della parte fisica del lavoro di attore
e Miliani della parte filosofico-recitativa. |
15-16-17 luglio 2005
AUGUSTO MIO!
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Orario:
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Ven. 15
luglio dalle 14.00 alle 19.00
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Costo:
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€ 120
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Posti
disponibili:
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15 ( con
prenotazione entro il 9 luglio 2005) aperto a tutti, professionisti e non.
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Pagamento:
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Acconto: € 60 all’atto dell’iscrizione tramite
bonifico bancario
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Informazioni:
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Teatro: Tel.
055-826022 – eMail: teatro@adrianomiliani.com
Insegnante:
Cell. 339-8378776 - eMail: mario.cavallero@aliceposta.it
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Alloggio:
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Per i
partecipanti
|
Questo è il nome del clown per antonomasia che
è pieno d’energia, di grandi sentimenti, di amore
per il pubblico ma è principalmente uno stato d’animo presente in ognuno di
noi, magari un po’ sopito, nascosto o semplicemente non individuato.
Ricercarlo e risvegliarlo, valorizzando la nostra
originalità, rappresenta obiettivo principale dello stage. Partire
dall’entrée classica e studiare tutta la famiglia dei clown per poi approdare
ad un clown più teatrale che potrà anche abbandonare il naso rosso.
Gli allievi dovranno munirsi di:
-
naso
rosso di gomma piuttosto morbida con elastico
-
costume
di fantasia personale con propri indumenti
Note dell’insegnante:
La figura del clown da qualche tempo
attraversa una crisi legata all’immagine stereotipata cui siamo
purtroppo abituati tipo il solito quadro da trattoria con clown piangente (
Se poi, come logica vuole, andiamo a cercarlo
al circo il più delle volte assistiamo alle solite
stanche entrate interpretate da acrobati in via di pensionamento o da
elementi presi addirittura su piazza e mandati allo sbaraglio.
Questo panorama potrebbe far pensare a
qualcuno che il clown sia cosa morta.
Ma
il clown potrà morire solo quando la razza umana scomparirà essendo uno stato
d’animo che è molto spesso ed “esclusivamente” presente nella nostra vita.
Specie quando i nostri pensieri profondi
rivolti ai grandi sentimenti ci impediscono d’essere
razionali nei piccoli momenti che necessitano di un minimo d’attenzione, per
esempio nel rapporto con gli oggetti, (quando, com’è successo ad un mio amico, si mettono le scarpe nel frigorifero
e il prosciutto nel portascarpe).
Quindi
scoprire (o riscoprire) e studiare il clown che è in noi è l’affascinante
lavoro che ci aspetta.
Conosceremo la maschera del clown e cioè il naso (rosso o di altro tipo) ; dopo aver preso confidenza con essa e con il
costume che ci saremmo inventati vedremo come cammina e parla il nostro
clown, come dialoga con gli altri clown e come sia la sua arma più potente ed
efficace che è il “Si!” contro l’impero dei “No!” che conosciamo fin troppo
bene. La semplicità, la naturalezza e la disponibilità al gioco (e al
mettersi in gioco) ci rimetteranno a contatto con il nostro
bambino, troppe volte trascurato, ma fonte d’energia primaria per il
clown.
Saremo quindi in grado di presentare, dopo
adeguata preparazione, il nostro numero eccezionale al capo del circo più
famoso ed apprezzato del pianeta.
Avremo poi la possibilità di partecipare alla
“messa in scena” dei grandi classici del teatro, del cinema e della
letteratura financo sacra, assieme alla nostra famiglia di clown.
Il proprio clown esiste, naturalmente, anche
di là dall’uso della maschera - naso.
A questo punto togliersi il naso sarà
impegnativo almeno quanto lo è stato il metterselo.
Questa volta ci sentiremo più scoperti e
vulnerabili ma, come il clown che lancia il sasso in aria e con la forza
della propria energia riesce a tenerlo sospeso sopra la sua testa senza farlo
ricadere così noi si dovrà essere in grado con
l’energia, la creatività e la concentrazione di non far cadere il gioco del
personaggio che interpretiamo e questo anche nel dialogo diretto con le
persone che coinvolgeremo. (Mario Cavallero)
Mario Cavallero è diplomato alla scuola di
teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone dove è stato allievo
di Pierre Byland.
Ha iniziato nel teatro di piazza assieme ad
Alessandro Fantechi, passando poi dal Teatro di prosa (Paolo Poli, Gianfranco
de Bosio, Vittorio Franceschi) alla televisione (Proffimamente non-stop di Enzo Trapani e Bruno Voglino, Jeans 2 con Fabio Fazio,
Ieri Goggi e domani con Loretta Goggi, Finalmente soli con Jerry Scotti e
Maria Amelia Monti, il Mammo con Enzo Jacchetti e Natalia Estrada), alla
radio (il cammello di Radio 2, Con parole mie di Umberto Broccoli), al cinema
(Non chiamarmi Omar di Sergio Staino, Né terra né cielo di Beppe Ferito), all’autore
e regista (Guglielmo Tell, Sherlock Holmes, Franz Stimpfler’memorial),
all’insegnamento (tiene corsi sul clown e l’im
3-4-5 ottobre 2005
Laboratorio di
danza butoh tenuto da Atsushi Takenouchi
Elementi
di studio: -
equilibrio -
camminare attraverso il trasferimento del peso -
la camminata della vita, la camminata della
morte -
camminare in varie situazioni di restrizione -
il movimento del corpo dall' interno all'esterno -
lavoro sulle trasformazioni umane, animali e
dei materiali naturali: o
embrione, neonato, bambino, adulto, vecchio o
insetto, bestia, albero, erba, fiore o
gas, liquido, solido, gel, ameba, organismo,
minerale -
movimento conscio e movimento inconscio per una
danza -
danzare un sogno -
gravitare e fluttuare -
vari suoni ed espressioni del corpo, voce -
il processo della metamorfosi -
la danza attraverso l' organico e l'inorganico -
contatto con altre vite -
come possiamo danzare disperati -
cercare la propia espressione che NOI
STIAMO DANZANDO CON E SIAMO DANZATI DA Questo
è un principio del JINEN, lo stile di danza Butoh
elaborato da Atsushi Takenouchi, basato su un costante dialogo tra l'interno
del danzatore e tutto ciò che lo circonda. Computer,
automobili, benzina, erba e alberi, umani.. sono
tutti vita. Il
corpo non è nostro. Siamo semplici vite insieme ad
altri. Così
risuonmiamo la ribellione, il crescere con la fame, il pianto, il riso.. e con tutto danziamo. tutto è JINEN (Atsushi
Takenouchi) Atsushi
Takenouchi danza
dal 1980 con la compagnia " Hoppo - Butoh -ha", in Hokkaido,
lavorando con Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno , padri
fondatori del Butoh. Dal
1986 inizia a sviluppare il JINEN, suo personale
stile, creando spettacoli come universale espressione della natura e dei
tempi antichi. Ha
insegnato e fatto spettacoli in Giappone dal 1996 al
1999 e dal 2002 è principalmente in Europa e nelle Americhe, sostenuto dal
governo giapponese. Per maggiori informazioni: http://omnisound.jp/Jinenco/ |
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