Jack and Joe Theatre
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Produzione coproduzione italo-belga tra Isola del Tesoro (Firenze), Guascone Teatro (Pontedera) |
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Regia Patrick Duquesne e Giovanni
Orlandi |
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Interpreti Adriano Miliani e Marco Borgheresi |
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Durata 70’ |
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"Multinazionale
multisettore presente in 42 paesi seleziona collaboratori a tempo
pieno".... Elio Bianchi,
operaio disoccupato, risponde a questo annuncio e scopre che in cambio di un
ottimo salario dovrà ricoprire il ruolo di capo reparto alla catena di
montaggio per la costruzione di mine antiuomo. Da parte sua, cercando di
spazzar via le preoccupazioni etiche del disoccupato, il responsabile del
personale Mario Rossi tenta in realtà di convincere anche se stesso che la
cosa più importante sia salvare l'economia del paese. E questo anche se per
arrivarci bisogna perdere un po' di umanità. Fino a dove
arriverà la dittatura esercitata dall'economia mondializzata sull'essere
umano? Ci convincerà che bisogna accettare la guerra perché rigenera
l'economia? Ci farà accettare l'avvelenamento dell'aria e degli alimenti
perché necessarie a rendere più competitive le merci prodotte? |
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Elio Bianchi e
Mario Rossi vivono un incubo. Il primo perché è sul punto di accettare un
posto che farà di lui il complice della fabbricazione di armi di morte; il
secondo perché è stanco di convincere i disoccupati del fatto che sia
possibile conciliare il ruolo di buon padre di famiglia con il lavoro da lui
proposto Aldilà della
realtà ignobile delle mine antiuomo e delle torture esistenziali che
affliggono un individuo di fronte al paradosso di far morire esseri umani per
nutrire i propri bambini, lo spettacolo cerca di evocare più ampiamente il
cerchio infernale in cui la società attuale si è chiusa: la legge della
mondializzazione è "siamo competitivi" e nulla deve ostacolare
l'accumulazione di ricchezze. Nello stesso modo in cui la società che
fabbrica casseforti fornisce anche un sistema per forzarle, coloro che hanno
un profitto dalla fabbricazione di armi mutilanti concepiscono pure di accumulare
denaro proponendo alle loro vittime modernissime protesi artificiali. Questa
logica del denaro che deve produrre più denaro, conduce necessariamente a
tutti gli eccessi. Ed è proprio questo il cuore delle nostre riflessioni.
Quand’è che dobbiamo considerare questa logica come eccessiva? Quando
l'industria farmaceutica è accusata di fabbricare un numero incredibile di
medicine inutili? Quando si scopre la diossina nei polli? Quando si vede
crollare case perché si è sostituito il cemento con la sabbia? Quando si sa
che un incidente nucleare è stato causato dal tentativo di abbassare i costi
di produzione? O molto più semplicemente, e molto più globalmente, questa
logica degli eccessi non esiste già nel fatto di collegare la produzione di
cose all'accumulazione di denaro? L'abuso non sarebbe già presente nel
semplice fatto di pensare di pesare il pane non perché sia mangiato, ma
perché sia venduto? In breve, con
questo spettacolo abbiamo voluto insistere sul fatto che oggi, in un'epoca di
crisi economica acuta, produrre si coniuga sempre più con distruggere, pur
riflettendo sul significato che l'economia dà alla vita. |
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